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Rimproverato, alunno dà un pugno al prof

Rimproverato, alunno dà un pugno al prof

Avellino, insegnante in ospedale con frattura setto nasale

(ANSA)- AVELLINO, 9 MAG - Per essere stato rimproverato dall'insegnante, ha reagito colpendolo con un pugno in pieno volto. E' accaduto stamattina poco dopo le 8:00 nel cortile dell'Itis "Guido Dorso" di Avellino. Il 18enne, prima di entrare in aula per le lezioni, a bordo del suo scooter si faceva protagonista di pericolose evoluzioni nel cortile della scuola mettendo a repentaglio anche la sicurezza degli altri studenti.
L'insegnante, un 46enne di Avellino, lo ha richiamato. E' finito in ospedale con la frattura del setto nasale. Lo studente è stato identificato dalla polizia. Nei suoi confronti si attendono a breve misure disciplinari. Il docente sta valutando se sporgere denuncia.





Fonte: www.ansa.it - 09/05/2018
Link consultato il 09/05/2018: link

Mamma picchia la maestra della figlia di 4 anni: colpevole di averla corretta in un compito

Mamma picchia la maestra della figlia di 4 anni: colpevole di averla corretta in un compito


Colpevole di aver corretto una bambina di quattro anni in un’esercitazione di ortografia, un’insegnante di scuola materna è stata aggredita dalla madre della piccola alunna in classe. È successo a Succivo, in provincia di Caserta. 

Ancora un'aggressione ad un'insegnante, questa volta in una scuola materna, l'Istituto comprensivo Edmondo De Amicis a Succivo, in provincia di Caserta. La docente, 35 anni, è stata aggredita dai genitori di una bambina di quattro anni perché "colpevole" di aver corretto in un esercizio di ortografia la piccola alunna. La prima parte della vicenda – secondo quanto riportato da il Mattino – si sarebbe svolta all'uscita della scuola, quando il padre della bambina l'ha trovata in lacrime. Alla sua domanda sul cosa fosse successo, questa avrebbe dato la colpa proprio al rimprovero della maestra che, raggiunta dal genitore, è stata insultata davanti ad alunni e genitori.

Tornato a casa l'uomo, non contento dello show poco edificante di poco prima, ha raccontato tutto alla moglie che è tornata alla scuola in cerca della maestra. Quando l'ha trovata non ha esitato ad aggredirla come una furia sbattendola più volte contro un muro dentro l'aula e facendole battere la testa. Solo l'intervento di terze persone ha messo fine all'aggressione e la donna è stata medicata sul posto dal personale del 118. In serata l'insegnante, con un forte mal di testa, si è recata al pronto soccorso dell'ospedale San Giuseppe Moscati di Aversa per un controllo.

http://lascuolaviolenta.blogspot.it
Fonte: https://napoli.fanpage.it/ - 21 febbraio 2018
Link consultato il 21/02/2018: Link 

Studente ferisce prof. I compagni: "questa non è una scuola violenta"

Studente ferisce prof. I compagni: "questa non è una scuola violenta"

17enne interrogato, 'ho trovato coltello per caso'

CASERTA, 2 FEB - Facce scure e preoccupate stamane all'ingresso dell'istituto tecnico superiore dove ieri uno studente di 17 anni ha sfregiato al volto, in classe, con un coltello una docente di italiano. Gli studenti sono ancora sotto choc, e temono il clamore mediatico suscitato dall'episodio: "Questa è una scuola sana - dice Antonio, 16 anni - e non vorremmo essere falsamente etichettati come un luogo di violenza". Al "Majorana-Bachelet" di Santa Maria a Vico, piccolo centro della provincia di Caserta, oggi "si fa lezione regolarmente, null'altro da dire, ovviamente sperando in una veloce e completa guarigione di Franca", dice un'altra insegnante di lettere. Intanto si difende il 17enne: sostiene di aver agito in preda a un raptus, frutto della stanchezza legata alla malattia di un congiunto, e che il gesto non fosse premeditato. "Ho trovato il coltello per terra, entrando ieri a scuola". Una spiegazione che agli inquirenti appare poco credibile.

http://lascuolaviolenta.blogspot.it
Fonte: lagazzettadelmezzogiorno.it - 02 febbraio 2018
Link consultato il 02/02/2018: link

Lezione con i vigilantes nei piani

Lezione con i vigilantes nei piani


Il preside P.: «Facciamo attività pomeridiane per sottrarre i ragazzi alla strada».

GIUGLIANO. Cancellate alte e robuste lungo tutto il perimetro, massicci bodyguard in perfetta divisa all’ingresso e all’interno, al posto dei bidelli che il ministero ha tagliato, uomini della security ad ogni piano. Badge di riconoscimento per tutti, professori e alunni. L’Istituto statale Luigi Galvani, alle porte di Giugliano, è poco meno di un bunker. Sei gradi di separazione da un territorio a rischio, violento e ad alto tasso camorristico, quello in cui i 1200 ragazzi vivono e a cui tornano alla fine delle lezioni. Nel bunker Galvani, dove si studia per diventare periti tecnici industriali, la sicurezza viene prima dell’istruzione, diventa esigenza primaria. «Vigilanza ferrea», spiega la vice preside C. M. Sta preparando la carta della legalità da presentare in una prossima assemblea compresi i genitori. «Vigilanza interna ed esterna, non armata», precisa, «è un istituto ubicato in un’area a rischio per cui noi facciamo azioni preventive. Anche i nostri studenti devono essere tutelati, la sicurezza è uno dei cardini fondamentali. Questo territorio non offre niente ai nostri ragazzi, Giugliano è solo piena di sale giochi».

Nell’intervallo si esce a fumare nel cortile, ragazzi con il gel tra i capelli, t-shirt aderenti al torace, braccia coperte di tatuaggi. «Facciamo attività pomeridiane per sottrarre i ragazzi alla strada — racconta Maisto — c’è un 20-30 per cento che viene da famiglie disagiate e lavora anche per aiutare la famiglia. Ora l’istituto si è rivalutato, una cosa positiva è che ha contatti con il territorio. È una miniera di materiale umano. Perciò abbiamo sfruttato tutti i fondi Pon per mandare i ragazzi all’estero d’estate, abbiamo laboratori, robot che riproducono la catena di montaggio».

Per il preside G. P., questa scuola è un punto di riferimento. Ha 117 docenti a tempo indeterminato più altri 130 per 1129 studenti. «L’agenzia di security, G&P Global service non l’ho portata io, ma l’ho confermata: una scelta giusta. A parità di classi e alunni abbiamo avuto un taglio secco di bidelli. Tre di loro sono stati sostituiti dai vigilantes in divisa, più uno al cancello. Credo che questa presenza da sola possa essere un deterrente per goliardate eccessive. Io sto qui dalle 7,30 alle 19, così pure il mio staff di dirigenza. Devono vigilare che non accada niente di anomalo. Ci sono lunghi corridoi, entrate e uscite, uno sterminato spazio esterno, luogo incontrollato e incontrollabile dall’interno e per l’esterno».

Pezza difende i suoi alunni: «Nessuno dei miei studenti è potenzialmente o in pectore un delinquente. Ma il contesto sociale è questo: un territorio dove l’urbanizzazione è triplicata, discarica a cielo aperto di rifiuti. I docenti devono fare i conti con ragazzi maleducati, ma forse ce ne sono più al Parini di Milano che al Galvani di Giugliano. Le famiglie chiedono aiuto alla scuola. E c’è una minoranza insofferente alle regole».

Una minoranza che usa la violenza. L’anno scorso ci sono state 15 denunce per aggressioni. Un esempio? Scuola elementare Catello Salvati, a Scanzano, periferia di Castellammare di Stabia. T. E., una docente di 47 anni, 20 già impiegati qui, quel giorno ha i tacchi alti, si è vestita elegante. È in presidenza quando vede arrivare un uomo che schiaffeggia una maestra e grida: «Mio figlio non lo metti più fuori». T. interviene a difenderla. Ed è attaccata a sua volta: «Mi mette due mani alla gola e mi sbatte con la testa al muro, cado e batto il capo sul termosifone, mi strappa una ciocca di capelli». Quando lo racconta è ancora piena di rabbia. «Finora mai un caso del genere, l’istituto funziona benissimo, i genitori sono tutti dalla nostra parte. La mia collega è all’antica. Ha una classe difficile, con figli di famiglie disagiate, che mancano spesso da scuola».

Poi si sfoga: «Lo Stato cosa fa per questi bambini? Riduce il personale scolastico, aumenta il numero degli alunni in classe, vuole la docente unica che è sempre più da sola ad affrontare la realtà». Scanzano, un contesto sociale dominato dallo strapotere camorristico. «Sento spesso parlare di D’Alessandro, ma quelle famiglie a volte hanno dato un aiuto economico alla scuola, ci tengono. Invece i casi più problematici sono i “Ciruzzo”, figli di chi ha perso il lavoro nei cantieri e nelle fabbriche, e non riesce più a mettere il piatto a tavola, con mamme che devono lavorare tutto il giorno e papà disoccupati, o morti, o in carcere. Quei bambini si sentono già inferiori, additati, l’unico modo di esprimersi è l’aggressione, un modo per dire: io ci sono. La nostra scuola è bellissima, ha il teatro, la palestra. Con 25 mila euro di fondi regionali l’anno scorso abbiamo fatto otto laboratori contro la dispersione».

Un progetto della prefettura di Napoli l’anno scorso ha coinvolto 1064 alunni e 25 scuole. «La scuola era bella di pomeriggio - continua T. E. - tutta illuminata, con mensa, sport, laboratori, progettualità. Avevamo trovato un sistema per non farli andare a casa. I bambini pensavano: anch’io posso, anch’io riesco, e finivano per rendere di più anche nello studio». Torna, come al Parco Verde di Caivano, il richiamo al docente chiamato a fronteggiare il disagio. «Dobbiamo essere diversi, saper rendere più sicuri i bambini». Le insegnanti si alleano tra loro. «Lavoriamo in team, ci confrontiamo per trovare le strategie, cerchiamo insieme una via d’uscita.








Patrizia Capua





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Fonte: Repubblicanapoli.it 05/10/11

Padre violento aggredisce le insegnanti del figlio

Padre violento aggredisce le insegnanti del figlio

Castellammare - Due insegnanti di una scuola elementare di Castellammare di Stabia (Napoli) sono state aggredite e malmenate dal genitore di un alunno. Il gesto sembra sia da ricondurre alla volonta' del genitore di imporre ai docenti una maggiore tolleranza rispetto ai comportamenti ribelli del figlio nel corso dell'anno scolastico. L'episodio e' avvenuto in un istituto di via Monaciello, dove l'uomo, l'episodio risale a ieri mattina ma e' stato reso noto solo oggi, si e' presentato nel corso di una riunione di docenti.
L'uomo ha dapprima schiaffeggiato l'insegnante del figlio e successivamente ha afferrato per il collo un'altra docente intervenuta nel vano tentativo di difendere la collega dalla violenta aggressione. Entrambe le maestre sono state medicate all'ospedale San Leonardo mentre l'uomo e' stato denunciato. L'aggressore, un 33enne, e' stato identificato dagli agenti del commissariato di polizia di Castellammare di Stabia e denunciato all'autorita' giudiziaria per lesioni e violenza privata.




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Fonte: http://www.metropolisweb.it - 21/09/2011


Schiaffeggiò la maestra del figlio: non potrà avvicinarsi a scuola
L'uomo aggredì l'insegnante del figlio lo scorso 20 settembre
Dovrà tenersi a non meno di 500 metri dai luoghi di lavoro e di abitazione delle docenti e dei loro familiari l'uomo che, lo scorso 20 settembre, a Castellammare di Stabia (Napoli), si presentò in una stanza dell'istituto dove era in corso una riunione dei professori schiaffeggiando prima l'insegnante del figlio e, subito dopo, un'altra maestra intervenuta per difendere la collega.
Gli agenti del commissariato di Castellammare hanno eseguito oggi l'ordinanza di applicazione della misura cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata (Napoli) nei confronti di M.D., di 33 anni.
Dopo l'aggressione le due insegnanti furono medicate nell'ospedale San Leonardo di Castellammare e l'uomo denunciato con l'accusa di lesioni e violenza privata.





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Fonte: http://napoli.repubblica.it - 06/10/2011

Insegnanti aggrediti nei corridoi

Insegnanti aggrediti nei corridoi

Il bullismo. Violenza quotidiana nelle scuole medie di frontiera, una prof della Masseria Cardane: «Banchi, sedie, zaini, vola di tutto»


Luca Saulino

Napoli. Le regole prima di tutto. Nelle scuole di frontiera quella che mia volta si chiamava "educazione civica" non è una vera e propria materia. Piuttosto si tratta di far rispettare le norme necessarie sia per la convivenza tra i ragazzi, sia per una crescita dell'individuo. Si parte dall'ora di educazione fisica. Per fare ginnastica o allenarsi in una partita di basket o pallavolo l'alunno dovrebbe indossare tuta e scarpette. Il condizionale è d'obbligo perché spesso accade che gli studenti pretendano di entrare in palestra privi della tenuta richiesta.
Alla Media "Carlo Levi" di Scampia una docente ha vietato ad un allievo di praticare l'attività sportiva in mancanza dell'abbigliamento adatto. Lui non ci ha pensato su due volte e ha scatenato la sua rabbia contro la porta di un'aula tirandola fuori dai cardini. Alle piccole e grandi espressioni di bullismo è, dunque, dedicata la seconda puntata del viaggio del "Roma" negli istituti in trincea. Un fenomeno, quello della prevaricazione tra gli adolescenti, che si consuma capillarmente su tutto il territorio napoletano, ma che nei plessi di periferia sembra raggiungere la sua apoteosi. La violenza minorile tra i banchi esplode periodicamente anche per futili motivi: una parola o uno sguardo di troppo, uno sgarro al compagno che vanta legami con la malavita, un "no" detto da un soggetto più timido al baby-guappo.
Alla "Giuseppe Moscati", il plesso che sorge nel cuore della Masseria Cardone - racconta una docente che preferisce restare anonima - «puntualmente vola di tutto, dai banchi alle sedie passando per gli zaini ed altri oggetti personali». La regola è un peso da schivare ogni giorno per quei ragazzi che passano intere sere a scorazzare sui motorini, anche in tre e senza casco, che salgono sugli autobus senza obliterare il biglietto, perché nella scuola come nell'ambiente esterno «la comandiamo noi».
Il diktat dei bulli può sfociare in offese verbali alle insegnanti. R.R. viene da Giugliano e insegna matematica in una Media di Miano: «Una volta rimproverai un ragazzino che s'intratteneva nel corridoio, mi diede mio spintone e mi rispose "Ma tu che vuò?"». Violare la regola all'ombra delle Vele significa anche andare a scuola senza nemmeno penna e quaderni. Povertà? Macché. Quegli stessi ragazzi hanno l'ultimo cellulare uscito sul mercato, l'Ipod e indossano capi griffati.
Nella Masseria Cardone il bullismo assume anche mi volto femminile. Lungo il marciapiede che guarda verso le caserme, tra l'istituto professionale e la "Moscati" - rivela mia prof - «ci sono ragazzine appartenenti anche alla lontana a famiglie camorristiche che si fanno portare la cartella dai compagni. Loro non si tirano indietro perché sanno che quella famiglia potrebbe tornare utile per qualsiasi cosa nel quartiere».
A Secondigliano un gruppetto di ragazzini delle Medie invece si era inventata una forma di mini-racket da attuare davanti alle scuole. Ci hanno provato con successo, si fa per dire, davanti alla "Pascoli" e alla "Lucrezio Caro".
Una volta usciti dai rispettivi istituti, che si trovano sparsi nella periferia nord, si precipitavano ad attendere i "colleghi" per imporre un "pizzo" di pochi spiccioli. Il fenomeno da diverse settimane sembra però rientrato.




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Fonte: Roma - 12/12/2007 Pag. 5

Respinge un privatista. Picchiato docente.

Respinge un privatista. Picchiato docente.

Questo post non riprende una notizia, bensì una delle tante lettere inviate al prof. Santoro, consulente di Educazione & Scuola, popolarissimo sito di informazione scolastica.
Il docente che scrive cerca consigli sulla mobilità, ma leggete l'episodio. Purtroppo non c'è una data precisa, ma l'anno è il 2007.


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Gentile dott. Santoro, le sottopongo qui di seguito una mia infelice esperienza, riportando integralmente una lettera da me inviata anche a La Repubblica. "Sono un insegnante di Matematica. Stamane stavo per uscire in macchina dalla scuola dove svolgo il mio lavoro, a Sant'Antimo, in provincia di Napoli. Era terminata la quinta ora di lezione, era l'una. Due uomini sono entrati nel cortile appena si è aperto il cancello, mi hanno impedito di fare manovra: hanno aperto la portiera e mi hanno picchiato. Ho cercato di chiedere cosa volevano. Ho pensato che forse avevano sbagliato persona. Continuavano a picchiarmi. Sulla faccia, sulla fronte. Non riuscivo a muovermi. Pensavo solo: perché? Quando hanno finito, se ne sono andati con calma, lentamente. Avevano consegnato il pacco. Sono stato portato al pronto soccorso: nulla di rotto, avevo ed ho solo la faccia e la fronte nere a metà. Credo di aver capito, poi, il perché. Nei giorni scorsi si è svolto nel nostro istituto un esame di idoneità per privatisti. Io ho contribuito, è il mio mestiere, a non ammettere qualcuno agli Esami di Stato: non aveva studiato. Evidentemente qualcun altro ha pensato che non dovevo permettermi di farlo, che se uno non ha studiato i programmi di quattro anni in pochi mesi ha diritto comunque al diploma. E che i professori devono guardarsi bene dal fare il proprio mestiere.
L'agente di servizio al pronto soccorso di Aversa non ha voluto farmi fare la denuncia: si doveva scrivere, ha detto, come se questa fosse una giustificazione, e mi ha consigliato di farla a Sant'Antimo. Finora ho ricevuto tre telefonate di solidarietà dai colleghi (siamo in 110...). Ora sono qui a scrivere e mi chiedo che cosa devo fare. Che cosa posso fare. Sono solo un insegnante di Matematica. Mi chiedo a cosa servo."




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Fonte: http://www.edscuola.it/archivio/mobilita/mobfaq60.html - Senza data (ma 2007)

Sferra un pugno al professore che lo aveva rimproverato

Chivasso, sferra un pugno al professore che lo aveva rimproverato Di Van Anh Phan Lunedì 8 aprile un professore della succursale chiv...