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Emergenza scuola violenta, non è (più) un Paese per insegnanti

Emergenza scuola violenta, non è (più) un Paese per insegnanti

Docenti aggrediti da genitori e alunni: molteplici gravi episodi. La delegittimazione del mestiere è lo specchio di un Paese fragile e confuso

di Caterina Mangia

C’era una volta la “corresponsabilità educativa”. Espressione complicata per indicare un’azione semplice: quando un bambino o ragazzo, tornato da scuola, riportava il rimprovero di un’insegnante, veniva doppiamente e coerentemente redarguito dai genitori.
Adesso si assiste a un processo di rovesciamento: invece di educare i propri figli, sempre più padri e madri arrivano ad ammonire, se non addirittura a picchiare e malmenare, gli stessi  formatori. Ciò avviene nei casi “migliori”: nei “peggiori”, gli alunni si fanno “giustizia da soli”. Insomma, l’Italia non è più un Paese per insegnanti, il cui mestiere viene progressivamente delegittimato, fino a diventare pericoloso.
Numerosi casi di cronaca mostrano che sempre più spesso, a essere “corretto” non è il comportamento del giovane, bisognoso di regole da apprendere, ma quello dell’istitutore scolastico: negli ultimi mesi sono stati molteplici i gravi episodi che hanno coinvolto la comunità educante. Ieri un’insegnante della provincia di Piacenza è stata aggredita nientemeno che da uno studente di prima media, finendo al pronto soccorso per ripetuti colpi a un braccio.
Pochi giorni fa, il padre di un alunno della scuola secondaria di I grado “Murialdo” di Foggia ha irrotto nell’istituto, e senza chiedere spiegazioni o chiarimenti, ha preso a pugni sul volto, sull’addome e sulla testa il vicepreside, Pasquale Diana, finito in ospedale con una prognosi di 30 giorni. Il motivo dell’aggressione? Secondo l’Istituto scolastico, il docente si era “permesso” di rimproverare il ragazzo perché spingeva le compagne di classe. Ancora più grave il caso della professoressa Franca Di Blasio, insegnante a Santa Maria a Vico, nel casertano, che è stata sfregiata al volto con un coltello da uno studente 17enne per avergli messo una nota sul registro.
Il 2018 è stato “inaugurato” dall’aggressione, in una scuola media di Avola, a un docente di educazione fisica da parte di una coppia di genitori di 47 e 33 anni: l’insegnante, a cui è stata rotta una costola, è stato picchiato perché “reo” di aver rimproverato il figlio dodicenne.
Lungi dall’essere rispettati come espressione di un’istituzione formativa e autorevole, i docenti sono sempre più contestati, vilipesi, umiliati, picchiati: gli episodi non si limitano alla cronaca locale, ma sono carichi di un importante significato etico.
Il genitore che picchia l’insegnante, l’alunno che aggredisce il docente sono lo specchio di un Paese fragile  e confuso, che non accetta più regole e figure autorevoli, in cui l’accondiscendenza sembra essere l’unico modo accettato di interagire con i giovani.
Un Paese sofferente e chiuso in se stesso, che – non a caso -, manifesta sfiducia nelle istituzioni e lontananza dalla politica, rovesciando le gerarchie sociali in modo dannoso per se stesso e, soprattutto, per le nuove generazioni.

http://lascuolaviolenta.blogspot.it
Fonte: lametasociale.it - 15 febbraio 2018
Link consultato il 15/02/2018: link

Scuola, 1 insegnante su 2 fuggirebbe dai propri studenti

Scuola, 1 insegnante su 2 fuggirebbe dai propri studenti
Tra atteggiamenti poco educati, attenti e rispettosi, gli insegnanti di oggi fanno i conti con una generazione difficile da gestire, molto piu’ attenta a smanettare con telefonini e lettori musicali di ultimo grido alle lezioni


A scuola adesso le vittime non sono piu’ gli studenti, ma i professori. Infatti 1 insegnante su 2 confessa di non farcela e addirittura fuggirebbe dalla scuola e cambierebbe lavoro. E’ quanto emerso da uno studio promosso dalla rivista VdG Magazine in uscita in questi giorni, realizzato attraverso interviste realizzate su un campione di circa 500 insegnanti italiani di scuole medie inferiori e superiori, di eta’ compresa tra i 35 e i 60 anni, per sondare come e’ cambiato il rapporto con gli alunni e quali sono le problematiche attuali.

Il 51% degli intervistati afferma che oggi e’ difficile fare l’insegnante, per via soprattutto del cambiamento degli alunni. Oggi, a loro parere, sono infatti piu’ contestatari e polemici (33%) e piu’ distratti (22%), e solo il 19% si mostra interessato e piu’ attento rispetto ai ragazzi di ieri. Parlando di look poi la trasformazione dei tempi e’ ancora piu’ palese. I professori riscontrano un trionfo di piercing (38%), tatuaggi (29%) e minigonne (17%). Ad accendere il loro interesse sono, a sentire i docenti, i problemi sociali (26%), le nuove tecnologie (25%), il cinema e i film (22%). Ma prima ancora vengono lo sport e in particolare il calcio (41%), il telefonino di ultima generazione (38%), ma anche la moda (18%). Ma parlando di comportamenti gli insegnanti si mettono le mani nei capelli. I loro alunni si mostrano infatti annoiati e insofferenti (33%) fino a sfociare nella maleducazione (13%). E se una volta gli studenti si distraevano giocando con gli album di figurine (36%) o con i fumetti (24%), oggi le distrazioni maggiori vengono soprattutto da oggetti super tecnologici (83%).

Contestatari, polemici, dagli atteggiamenti ostili e a volte insofferenti che non risparmiano scherzi e prese in giro anche piu’ pesanti. Ecco perché per 1 maestro su 2 oggi l’insegnamento e’ diventato parecchio difficoltoso.

Come sono gli alunni di oggi? Per gli intervistati ci sarebbe da stendere un velo pietoso, tanto che 1 su 3 (33%) li trova molto piu’ contestatari e polemici, meno interessati agli argomenti trattati durante le lezioni (24%) e piu’ distratti (22%). Solo il 19%, invece, li reputa piu’ interessati e preparati rispetto a quelli di ieri. E tutto questo si riflette anche sul loro modo di rapportarsi con il corpo docente. Una buona percentuale, per fortuna, avverte comunque piu’ attenzione e rispetto (24%) nei confronti degli insegnanti che, al di la’ del ruolo, sono pur sempre persone che si prodigano per far crescere le future generazioni. La stragrande maggioranza degli intervistati, invece, sottolinea molta negativita’, ravvisando negli studenti di oggi noia e indifferenza (33%), ostilita’ e insofferenza (26%) e nella peggiore delle ipotesi anche maleducazione (13%).

Per questo oggi 1 insegnante su 2 (51%) trova parecchie difficolta’ nell’insegnare e ben il 18% dichiara di sentirsi vessato ogni giorno, mentre quasi 1 su 3 (27%) subisce una bravata almeno una o due volte a settimana. Difficolta’ che, al di la’ degli atteggiamenti, si riscontrano anche negli interessi degli studenti di oggi, i cui discorsi e modi di parlare vertono oggi su argomenti poco impegnativi come il calcio (41%), le nuove tecnologie (25%) e i telefoni di ultima generazione (38%).

Piercing, consolle portatili e tatuaggi: questi i nuovi ‘must’ indicati dagli insegnanti negli studenti di oggi. E se a tutto questo si aggiungono atteggiamenti irrispettosi, ecco che 1 intervistato su 2 dichiara addirittura di pensare a lasciare il mestiere e fuggire.

Se una volta a distrarre gli studenti intervenivano fumetti (24%), album di figurine (36%) e riviste ose’ (13%), oggi gli insegnanti indicano che a condizionare l’attenzione e gli interessi dei ragazzi tra i banchi di scuola ci sono cellulari (44%), consolle portatili (23%), lettori musicali (16%) e carte da gioco che rappresentano i loro cartoni animati preferiti (11%). E l’evoluzione dei tempi si nota anche nell’immagine e nel modo di essere. Infatti gli intervistati indicano molti “nemici” legati al look che condizionano la cultura degli studenti, come ad esempio piercing (38%), minigonne (17%), tatuaggi (29%) e capelli lunghi (11%).

Ma quali sono le reazioni spontanea degli insegnanti di fronte a questo stato delle cose? Gli intervistati parlano chiaro: oltre 1 su 2 (51%) afferma di non farcela piu’ al punto tale da aver voglia di cambiare lavoro. E se il 12% si vede nauseato e sfibrato e il 9% denuncia di perdere le staffe, laconici sono coloro che affermano di essere amareggiati e soprattutto preoccupati per il futuro dei loro studenti (26%).


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Fonte: http://www.italiachiamaitalia.it - 03/10/2011

Calabria: oss. minori, pericolosa violenza contro insegnanti

Calabria: oss. minori, pericolosa violenza contro insegnanti


''L'aggressione fisica di una madre verso un docente di una scuola di Siderno (RC) ripropone, drammaticamente, una pericolosa tendenza, che svuota ulteriormente di autorevolezza il sistema scolastico con gravissime ricadute sul percorso educativo dei soggetti in eta' evolutiva'': e' quanto sostengono il sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione parlamentare per l'Infanzia, e Antonino Napoli, dirigente l'ufficio legale dell'Osservatorio. ''Considerata l'alta frequenza statistica con la quale simili episodi si verificano - sostengono - e' necessario studiare nuovi e piu' decisi sistemi di difesa di una categoria, quella degli insegnanti, strategica per la risoluzione della crisi educativa in atto, che proprio nella genitorialita' dovrebbe trovare il migliore alleato''.

''Risolvere un contenzioso in modo violento significa - proseguono Marziale e Napoli - abituare anche i figli ad agire nella stessa maniera e cio' e' ancor piu' grave delle ricadute penali che l'azione comporta. Certi gesti rendono comprensibile l'ascesa esponenziale della criminalita' minorile rilevata dagli organi giudiziari preposti''.

''Enti pubblici locali, come comuni e amministrazioni provinciali - concludono - dovrebbero costituirsi parte civile ogni volta che la scuola viene cosi' profondamente ferita''.





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Fonte:http://www.asca.it/ - 01/06/2011

Lo sfogo di una prof: "Sì, siamo spaventati Anche dalle minacce di tanti genitori"

SCUOLE DI FRONTIERA

Lo sfogo di una prof: "Sì, siamo spaventati Anche dalle minacce di tanti genitori"


"Dobbiamo sempre cercare di essere inattaccabili - spiega l'insegnante - Cerchiamo la collaborazione con le famiglie, ma non sempre la troviamo"

MILANO, 18 FEBBRAIO 2009 - "Qui prima che insegnanti bisogna essere educatori. E non è facile. Ma alla fine, nonostante i problemi, nonostante la fatica, si scopre che ne valeva la pena. Quando porti questi ragazzi a un diploma, è una bella soddisfazione». A parlare è la professoressa Emanuela P., docente di matematica in un istituto professionale della periferia nord-ovest di Milano: zona di frontiera.

Professoressa, lei insegna in questa scuola da 17 anni: una scelta?
«Diciamo che ormai, con la mia anzianità, potrei farmi trasferire, ma non l’ho mai fatto. Sono contenta di lavorare qui, anche se è molto faticoso».

Cominciamo dal rapporto con le famiglie: difficili?
«Non semplici. Noi cerchiamo la collaborazione, ma non sempre la troviamo. A volte i genitori sono troppo impegnati sul lavoro. Spesso non c’è una vera e propria famiglia: c’è un solo genitore. Insomma, il problema è che in moltissimi casi l’iniziativa la dobbiamo prendere noi, perché la famiglia non si muove per prima».

E’ di pochi giorni fa il caso di una madre che ha picchiato l’insegnante della figlia...
«Casi del genere da noi non ne sono successi, ma lo posso immaginare. Diciamo che da noi non sono passati a vie di fatto, ma episodi di proteste, anche molto plateali, con qualche minaccia, ci sono stati».

Minacce?
«A volte minacciano di denunciarci, di presentare ricorsi in Provveditorato, ma poi non succede nulla. Anche perché noi stiamo sempre attenti ad essere inattaccabili sul piano formale».

E gli stranieri?
«Per la maggior parte sono cinesi e sudamericani. La cosa più difficile è tenere i rapporti con i cinesi: per una questione di lingua e perché si interessano poco ai problemi scolastici. I sudamericani invece tengono molto alla scuola e cercano di seguire i figli».

E allora veniamo ai ragazzi e al loro rapporto con la scuola.
«Anche questo non sempre è facile. Molti, come dicevo, vengono da situazioni familiari difficili. Noi non ci possiamo certo sostituire alla famiglia, ma spesso finiamo per diventare un po’ i loro confidenti. Poi, se ci sono problemi particolari, se serve un consiglio di un certo tipo, li mettiamo in contatto con lo psicologo dello “sportello” istituito proprio per questo scopo nella nostra scuola. Il vantaggio dello psicologo nei nostri confronti è che lui non è un “valutatore” come noi. Quindi con lui per i ragazzi è più facile aprirsi, raccontare».

Anche con gli studenti nessun problema di violenza?
«Che io ricordi no. Qualche minaccia, sicuramente. Qualche macchina rigata con un chiodo, anche se poi non possiamo essere certi che siano stati i ragazzi, ma niente di più. Io abito nel quartiere dove ha sede la scuola. Tutti sanno benissimo dove sto, ma non mi è mai successo niente».

E la droga?
«Dentro a scuola direi proprio di no. Però a volte, all’intervallo, qualche strano movimento vicino ai cancelli lo abbiamo visto e siamo intervenuti. Bisogna difendersi dallo spaccio fuori dalla scuola. Poi però non è che possiamo vigilare su ogni minuto della giornata dei nostri studenti...».

E finite per perderne per strada proprio per la droga...
«Succede. Capita anche che ci siano ragazzini di prima che, alla classica domanda su cosa vorranno fare da grandi, rispondono: “Voglio spacciare, così faccio un sacco di soldi”. E purtroppo spesso ci riescono».

di Giorgio Guaiti



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Fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com - 18/02/2009

Il preside non può rimproverare il professore davanti agli studenti

Il preside non può rimproverare il professore davanti agli studenti


È lesivo dell'onore e del decoro del professionista, le lamentele da farsi in sede privata

ROMA. Il preside non può rimproverare il professore, mettendolo alla berlina davanti alla classe. Parola di Cassazione che ha confermato la condanna per ingiuria con tanto di risarcimento danni alla parte offesa nei confronti di Luigi B., il preside 62enne di una scuola di Massa che, entrando nella classe in cui insegnava il professor Paolo B. e vedendo «la particolare vivacità e l’elevata indisciplina» della scolaresca si era rivolto al docente dicendogli «lei è un incapace, lei è un incompetente». Ne era seguita la denuncia dell’insegnante che si era sentito offeso nell’onore e nel decoro. Da qui la condanna per ingiuria nei confronti del preside inflitta dal Tribunale di Massa nel giugno 2008. Contro la condanna il preside ha tentato senza successo il ricorso in Cassazione sostenendo, tra l’altro, di aver agito in questo modo a causa della particolare vivacità della classe già punita in passato anche da altri insegnanti. La quinta sezione penale (sentenza 2927) ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha evidenziato che «con adeguata e logica motivazione nella sentenza impugnata è spiegato che le espressioni rivolte dall’imputato alla persona offesa non riguardavano critiche legittime avanzate dal superiore gerarchico a uno specifico operato del dipendente, bensì la sfera personale di quest’ultimo di cui ledevano l’onore e il decoro, mettendone in dubbio la capacità e competenza di fronte a un’intera classe di alunni, nel mentre una legittima critica, con espressioni non offensive in se, poteva essere espressa nelle sedi a ciò deputate come nel corso di un consiglio di classe». Detto questo, piazza Cavour rimarca ancora che «in tema di ingiuria, affinché una doverosa critica da parte di un soggetto in posizione di superiorità gerarchica ad un errato o colpevole comportamento di un suo subordinato non sconfini nell’insulto a quest’ultimo, occorre che le espressioni usate individuino gli aspetti censurabili del comportamento stesso, chiariscano i connotati dell’errore, sottolineino l’eventuale trasgressione realizzata». Ma questa critica, avvertono gli “ermellini” non devono mai avvenire davanti alla scolaresca.




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Fonte: http://www.lastampa.it/ 22/01/2009

"In cattedra come in trincea"

Intervista Pippo Vetri, prof di Lettere

"In cattedra come in trincea"


«Insegnare nei quartieri a rischio è sempre più stressante: alcuni colleghi subiscono le minacce degli alunni senza sapere cosa fare». Per Pippo Vetri, docente di Lettere con esperienza trentennale nella scuola media Silvio Boccone, nei pressi della stazione centrale, l'attentato subito l'altro ieri dalla professoressa Letizia Lo Re «è un segnale davvero brutto». Perché?
«Occorre andare oltre il gravissimo episodio occorso alla collega, lo non credo che in questo caso abbiano agito soltanto ragazzini di scuola media. Ed è preoccupante pensare che dietro gli alunni possano agire gli adulti, magari per futili motivi».
Com'è la vita dell'insegnante nei quartieri più caldi della città? «Faticosissimo: occorrerebbe inventare ogni giorno una didattica diversa. Ci vuole grande fantasia e creatività per andare incontro alle esigenze degli alunni».
Ma come sono questi ragazzini?
«Spesso difficili, perché costretti a vivere situazioni familiari complesse. Ma in genere gli alunni e le famiglie sono demotivati al massimo». Come mai? «Non vedono nella scuola un luogo di elevamento culturale. Spesso i genitori mandano i figli a scuola per ottenere il pezzo di carta e non farsi perseguire per evasione dell'obbligo».
Quasi un atto formale?
«Proprio così».
Di fronte a episodi estremi come occorre comportarsi?
«In certi quartieri, chi ha esperienza sa come parlare con genitori e ragazzi. I colleghi più giovani, invece, si trovano spesso a subire le violenze, non solo verbali, da parte degli stessi alunni senza reagire».
"In certi quartieri ci si trova a subire violenze senza reagire". E voi convocate i genitori... «Infatti. Ma in alcuni casi non si presentano. In altri casi il padre viene a scuola e molla un ceffone al figlio o ci dice che lui non ce la fa».
Ma una soluzione ci sarà pure...
«A mio parere le scuole dovrebbero essere più vivibili».
In che senso?
«Spesso ci troviamo di fronte ad alunni che non possono nemmeno comprare i libri. E la scuola non può aiutarli perché, con i tagli operati dal Comune sui fondi per il materiale, non possiamo fare neppure le fotocopie. Anziché affidarsi alla tradizionale lezione frontale, sarebbe meglio lavorare nei laboratori».
E perché non lo fate?
«Perché mancano le strutture. Nei quartieri a rischio si dovrebbero creare scuole speciali».

Salvo Intravaia


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Fonte: la Repubblica (Ed. Palermo) - 02/12/2007 (pag. 7 "Raid conto un altro insegnante")

Chi risponde se un alunno picchia un docente?

Chi risponde se un alunno picchia un docente?


di Rino Di Meglio (Gilda)

E’ opportuno che il docente in tali ipotesi scriva immediatamente al Dirigente scolastico, chiedendogli di garantire la propria incolumità fisica e quella degli altri alunni: il Dirigente scolastico, nella scuola autonoma, ha infatti responsabilità precise, rappresentando, come previsto dalle vigenti norme, la figura del “datore di lavoro”.

Così recita l’art. 2087 del Codice Civile:
“L'imprenditore è tenuto ad adottare, nell'esercizio dell'impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”: il datore di lavoro, deve perciò garantire l’adozione di tutti i sistemi in possesso della tecnica atti a prevenire e proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori nonchè a salvaguardare la personalità morale degli stessi.
La giurisprudenza è orientata a riconoscere inadempiente agli obblighi in materia di igiene e sicurezza del lavoro il datore di lavoro che, pur avendo osservato tutte le specifiche disposizioni in merito, non sia riuscito a tutelare idoneamente l’integrità fisica dei lavoratori.
Secondo quanto prescritto dall’art. 1176 c.c., il datore di lavoro deve comportarsi con la diligenza necessaria, così espressa:
“Nell'adempimento dell’obbligo inerente all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell'attività esercitata”.
Al datore di lavoro viene richiesta una particolare accuratezza sia nell'individuazione dei fattori di pericolo, sia nella scelta delle misure di prevenzione necessarie a tutelare l'integrità fisica del lavoratore, anche se non specificamente previste da norme di prevenzione o da altre prescrizioni di organi competenti. Il precetto amplia notevolmente il dovere di sicurezza del datore di lavoro, in quanto tale dovere non è più fissato da regole precise e statiche che inevitabilmente col tempo verrebbero superate, ma da princìpi che devono essere continuamente aggiornati, tenendo conto dei tre criteri scaturiti dall’art. 2087:
- la particolarità del lavoro;
- l'esperienza;
- la tecnica.
Ad esempio, se si tratta di un alunno diversamente abile, il datore di lavoro ha il preciso dovere di garantire tutte le figure di supporto, previste dalla legge, affinché l’allievo non arrechi danni a terzi, in primis agli altri alunni ed ai docenti.
Il Dirigente scolastico, e per lui l’Amministrazione, possono essere chiamati a rispondere di qualsiasi danno fisico, morale e biologico che, nell’esercizio della propria funzione, venga causato ai docenti.





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Fonte: www.gildains.it - 20/04/2007

Alunni incivili, genitori arroganti, insegnanti depressi: la scuola ha fallito

Alunni incivili, genitori arroganti, insegnanti depressi: la scuola ha fallito

di Alessandra Zarfati

La figura dell’insegnante ha ormai da tempo perso quell’aura di rispetto e di dignità che gli antichi greci hanno insegnato essere loro di diritto. Gli “istruttori culturali” mettono a disposizione il loro sapere, i loro studi, i loro sforzi e non meno la loro pazienza affinché le nuove generazioni possano sapere, conoscere, crescere senza dover andare allo sbaraglio. Ma hanno tolto agli insegnanti la dignità e il rispetto. Fenomeno ormai consolidato quello che fa dell’insegnante oggi un operaio educativo che deve spendere intere ore a domare gli alunni inselvatichiti, desolatamente ignoranti e privi di curiosità.

I docenti sono gravati da enormi responsabilità: seguire un programma ministeriale statico e invecchiato, istruire i ragazzi, garantire la loro incolumità, fare i colloqui con i genitori e avere a che fare con degli alunni sul cui volto c’è sempre stampato un sorriso, quello della banalità e dell’effimero. I professori sono depressi e frustrati perché di fronte ad un abbandono: la preside ha spesso altre cose più importanti a cui pensare, i genitori sembrano aver preso la scuola come un parcheggio per i propri figli e quel che più è demoralizzante è che questi genitori il più delle volte tendono palesamente a difendere il proprio figliol prodigo anziché sgridarlo qualora si comporti in maniera deplorevole. Certo, perché ammetterlo vorrebbe dire aver fatto male il proprio lavoro di genitore!

Ecco una classe tipo: 20 alunni di cui due portatori di handicap per i quali avere l’assistente è un’impresa burocratica non da poco; una decina di loro con problemi in famiglia: un divorzio non accettato, un genitore che si ubriaca, una casa fatiscente, disagi economici. Altri 5 hanno un atteggiamento che tende al bullismo per mettersi in mostra e farsi valere e gli altri tre rimanenti studiano e sono diligenti. Che media preoccupante! Che quadro desolante ne esce fuori! Eppure non basta più la passione per il proprio lavoro di insegnante. Non basta credere nella forza della cultura e delle istituzioni scolastiche perché gli alunni di questi anni sono morti dentro, sono affascinati dalla TV, dal Nulla e contro l’ignoranza radicata nelle viscere un semplice insegnante non può nulla.

Il docente, soprattutto se supplente temporaneo, non viene aiutato e difeso dalla Scuola per la quale presta servizio tutt’altro: 15-20 mila supplenti non riescono ad ottenere lo stipendio che spetta loro se non con due o tre mesi di ritardo e inutili sono le suppliche per impugnare quattro spiccioli che servono a sopravvivere e non a fare una vacanza alle Hawaii.
Dopo una lunga telenovela, sono stati definiti gli organici per il prossimo anno scolastico. Se nella Finanziaria si prevedevano 19mila cattedre in meno, a causa dell’incremento medio dello 0,4 nel rapporto alunni per classe il ministero della Pubblica istruzione è riuscito a farle scendere ad 11 mila. Circa 14 mila insegnanti se ne staranno a casa e il numero degli alunni nelle classi aumenterà. «Invece di fare una analisi della situazione mirata a ridurre eventuali sprechi - mette in chiaro il segretario generale della Uil Massimo Di Menna - si interviene con meccanismi rigidi, con numeri che vanno a incidere sul funzionamento delle scuole».
Chi darà di nuovo la dignità agli insegnanti?

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Fonte: www.ccsnews.it anno 4 - n. 12 - 26/02/2007

Sferra un pugno al professore che lo aveva rimproverato

Chivasso, sferra un pugno al professore che lo aveva rimproverato Di Van Anh Phan Lunedì 8 aprile un professore della succursale chiv...