Bambino lancia una sedia addosso all'insegnante

Scompiglio in una scuola di Mestre

Bambino lancia una sedia addosso all'insegnante


MESTRE (VE) - Ieri mattina, in una scuola elementare alla periferia di Mestre, un ragazzino di 10 anni, colpito da uno scatto di rabbia improvvisa, ha preso una sedia e l'ha lanciata violentemente contro la maestra. L'insegnante è stata portata in ospedale, prognosi di 15 giorni. Non ci sono giustificazioni alla rabbia improvvisa del bambino, nè brutti voti, nè screzi precedenti con la maestra nè tantomeno richiami disciplinari.
A detta dei compagni l'alunno in questione non si sarebbe mai mostrato violento prima d'ora. Il ragazzino tuttavia avrebbe dei problemi in famiglia, ragion per cui insegnanti e genitori dei compagni tendono a minimizzare l'accaduto. Intanto, appena l'insegnante colpita sarà guarita, è previsto un incontro di tutta la classe con lo psicologo per cercare di riflettere su questo episodio e renderlo occasione di crescita.
Nel frattempo però i genitori si lamentano perchè i tagli della Gelmini si ripercuotono anche su questo episodio visto che non ci sono i quattrini per pagare i supplenti e la classe è rimasta per un bel po’ senza insegnante. Non sarebbe l’unica classe di quella scuola elementare che è senza supplenti.
Ecco perchè venerdì i genitori approfitteranno della manifestazione nazionale "La scuola va a rotoli" per chiedere espressamente che si riesca a trovare i soldi per venire incontro a tutte le esigenze educative dei bambini.


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Fonte: www.notiziarioitaliano.it - 17/03/2010

Prende a calci l’insegnante

Prende a calci l’insegnante


Il bambino frequenta le elementari. I genitori di altri alunni, allarmati, hanno chiesto aiuto ai servizi sociali, alla scuola, a chiunque può dare una mano in questa situazione di evidente disagio del minore, senza ottenere risposte

Montegranaro (Fermo), 26 febbraio 2009 - Un alunno intemperante, spesso ingestibile anche per l’insegnante che l’altro giorno ha finito per farne le spese: un paio di calci ben assestati dal turbolento scolaro e la maestra è finita al Pronto Soccorso (con lesioni giudicate guaribili in pochi giorni).

L’episodio, increscioso e preoccupante, è accaduto un paio di giorni fa, in una classe della scuola elementare. Sono alcuni genitori a segnalarlo, chiaramente preoccupati e per più motivi: "Noi vorremmo che chi di dovere intervenisse in una situazione di oggettiva difficoltà che non nasce certo con questo ultimo episodio".

Dietro a questo fatto c’è la storia difficile di un bambino, extracomunitario (ma che conta?) e di una famiglia che vive una vita non facile. Non è la prima volta che questo alunno fin troppo vivace crea problemi all’interno della scuola e della classe, rendendo complicate le ore di lavoro e, come è accaduto l’altro giorno, rendendosi protagonista di episodi discutibili con atteggiamenti difficili da gestire. Alcuni genitori di suoi compagni di scuola hanno chiesto aiuto ai servizi sociali, alla scuola, a chiunque può dare una mano in questa situazione di evidente disagio del minore, senza ottenere risposte.

"Vogliamo sollevare questo problema affinché si trovi una soluzione per aiutare il bambino quando si trova a scuola, perché venga prevista una figura di assistente che gli stia vicino, lo controlli e lo guidi nelle ore scolastiche. Magari, anche qualcuno da affiancargli quando sta in famiglia. Un intervento che aiuti questo bambino". L’appello è lanciato. Qualcuno risponda.



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Fonte: http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com - 26/02/2009

Colla sulla sedia di una prof

Colla sulla sedia di una prof alla Filippo Re

Finirà in consiglio comunale una vicenda avvenuto all’istituto superiore «Filippo Re».

L’avvocato Marco Fornaciari, che in Municipio rappresenta il movimento «Italia dei Valori», ha infatti ricevuto l’incarico di informare tramite un’interpellanza il consiglio comunale su quanto avvenuto a scuola, pochi giorni fa.
Secondo quanto raccontato dai docenti, infatti, in una classe dell’istituto, una professoressa è stata vittima di uno scherzo da parte di un gruppo di alunni, che hanno pensato di ricoprire di colla la sedia della cattedra, riservata all’insegnante, appena prima del suo arrivo. Una volta terminata la lezione, la professoressa si è ritrovata completamente attaccata alla sedia, e, di fronte alle risate di scherno degli alunni, ha dovuto faticare non poco per rialzarsi.
In seguito alla pesante bravata, gli insegnanti hanno deciso di convocare un consiglio di classe, che prevedesse anche la presenza dei genitori degli alunni.
Nel corso del confronto, i professori hanno illustrato l’episodio e altri atteggiamenti un po’ troppo vivaci da parte degli alunni. I genitori, dal canto loro, anziché prendere atto del comportamento dei giovani e condannare il pesante scherzo ai danni della professoressa, hanno preso le difese dei figli.
«Voi professori non avete abbastanza polso per poter badare ai nostri figli - hanno detto, di fronte ai docenti allibiti - e vi comportate in questo modo perché avete paura che i ragazzi vi taglino le gomme della macchina».




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Fonte: http://gazzettadireggio.gelocal.it - 21/02/2009

Tredicenne con forbici minaccia insegnanti e compagni: vi sgozzo tutti

Tredicenne con forbici minaccia insegnanti e compagni: vi sgozzo tutti


Uno studente di 13 anni che per una divergenza con una insegnante ha rotto il vetro di una finestra dell'aula, poi, con un paio di forbici ha minacciato alunni, professori e bidelli, urlando «Vi sgozzo tutti».

È accaduto giovedì scorso in una scuola media della provincia di Massa Carrara. I genitori dei compagni di classe del ragazzo hanno deciso di non mandare più i figli a scuola. La vicenda è riportata sui quotidiani locali. Un compagno del tredicenne, per lo spavento, è stato portato dalla madre al pronto soccorso sotto choc. I genitori hanno scritto una lettera al provveditorato e al preside, spiegando che non manderanno più i figli a scuola «fino a quando il ragazzo autore degli episodi di violenza, che si ripetono da ormai due anni, non verrà allontanato dall'istituto». I problemi con l'alunno, aggiungono, erano cominciati l'anno passato, quando la madre aveva revocato il consenso ad avvalersi dell'operatore socio educativo che seguiva l'alunno fin dalle elementari. La polizia sta indagando sulla vicenda.



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Fonte: http://www.ilmessaggero.it - 21/02/2009

Mette hashish nella tisana della prof

Mette hashish nella tisana della prof

Denunciato l6enne della media Fiti di Laives: «Non mi ha difeso e le ho fatto un dispetto» L'insegnante è corsa al pronto soccorso. Il preside Endrighi: «Sospeso per dieci giorni»


di Massimiliano Bona

BOLZANO. Voleva vendicarsi della professoressa di educazione artistica, che l'anno scorso non aveva preso le sue difese dopo un'accesa lite con un compagno, e allora ha deciso di mettergli un mozzicone contenente hashish e marijuana nella tisana. L'insegnante, una 47enne di Laives, l'ha bevuta e non si è accorta di nulla. Ha scoperto tutto il giorno dopo, grazie alle confidenze di alcuni alunni: ha sporto denuncia ai carabinieri e, allarmata, ha fatto le analisi del caso all'ospedale. Il ragazzino, 16 anni, è stato sospeso 10 giorni.

Il giovane tunisino, che vive in una comunità alloggio per minori a Bolzano, è un pluri-ripetente, noto a docenti e alunni della «Filzi» di Laives per una serie di piccoli furti. Era già stato segnalato ai carabinieri della stazione della Bassa Atesina per la sparizione di alcuni telefonini e Mp3, ma la refurtiva è stata solo parzialmente ritrovata. Gli stessi insegnanti sapevano di doverlo tenere d'occhio, perchè è considerato un ragazzo «problematico», ma nessuno si aspettava che arrivasse a tanto.
Lunedì 9 febbraio diirante una lezione di educazione artistica ha pensato di mettere in pratica un piano che aveva pensato e ripensato per giorni. Ha atteso solamente che la «prof» si allontanasse dalla classe e poi ha deciso di entrare in azione. Il thermos, che l'insegnante solitamente porta da casa, era appoggiato vicino alla cattedra. Il teenager tunisino ha tirato fuori il mozzicone che aveva in tasca. Conteneva hashish e marijuana. Ha versato la droga nella tisana e si è dileguato rapidamente. Pare che qualche compagno abbia assistito alla «bravata», ma ha preferito non dire nulla. La professoressa, ignara di tutto, ha bevuto l'intero contenuto del thermos. II giorno dopo un paio di alunni, nel corso di una chiacchierata informale, hanno vuotato il sacco e informato la docente di quanto era successo il giorno prima.
Quest'ultima, comprensibilmente allarmata, si è recata alla caserma dei carabinieri di Laives assieme al preside dell'Istituto comprensivo Luigino Endrighi per sporgere denuncia. «La professoressa - spiega il luogotentente Vincenzo Cipriani - era un po' agitata ed abbiamo cercato di rassicurarla». La donna si è precipitata al San Maurizio per le analisi del caso, ma l'ingerimento della tisana - per fortuna - non ha avuto alcuna conseguenza per la sua salute. Lo stesso preside Endrighi ha confermato ai carabinieri che si trattava di un giovane problematico. «È stato sospeso - ha spiegato il dirigente scolastico ai militari dell'Arma - fino al 20 febbraio».
Dopo aver raccolto la denuncia i carabinieri sono andati a prendere il giovane a scuola e lo hanno interrogato a lungo. Il ragazzo tunisino non si è fatto pregare ed ha spiegato il motivo dì quel gesto. «Ci ha detto che voleva fare un dispetto alla prof, colpevole a suo dire di non averlo difeso l'anno prima dopo un diverbio con un compagno, che lo aveva insultato. Il ragazzo ha aggiunto inoltre di aver trovare quel mozzicone per strada». I carabinieri hanno perquisito, quindi, la comunità alloggio nella quale risiede il giovane, a Bolzano, e hanno inviato il thermos al laboratorio dell'Arma, alla «Guelfa» di Laives. E i tecnici del Las hanno confermato la presenza di stupefacenti. Il giovane, ora, è stato segnalato alla Procura dei minori e denunciato per detenzione di sostanze stupefacenti, violenza privata ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni.



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Fonte: Alto Adige 19/02/2009

Lo sfogo di una prof: "Sì, siamo spaventati Anche dalle minacce di tanti genitori"

SCUOLE DI FRONTIERA

Lo sfogo di una prof: "Sì, siamo spaventati Anche dalle minacce di tanti genitori"


"Dobbiamo sempre cercare di essere inattaccabili - spiega l'insegnante - Cerchiamo la collaborazione con le famiglie, ma non sempre la troviamo"

MILANO, 18 FEBBRAIO 2009 - "Qui prima che insegnanti bisogna essere educatori. E non è facile. Ma alla fine, nonostante i problemi, nonostante la fatica, si scopre che ne valeva la pena. Quando porti questi ragazzi a un diploma, è una bella soddisfazione». A parlare è la professoressa Emanuela P., docente di matematica in un istituto professionale della periferia nord-ovest di Milano: zona di frontiera.

Professoressa, lei insegna in questa scuola da 17 anni: una scelta?
«Diciamo che ormai, con la mia anzianità, potrei farmi trasferire, ma non l’ho mai fatto. Sono contenta di lavorare qui, anche se è molto faticoso».

Cominciamo dal rapporto con le famiglie: difficili?
«Non semplici. Noi cerchiamo la collaborazione, ma non sempre la troviamo. A volte i genitori sono troppo impegnati sul lavoro. Spesso non c’è una vera e propria famiglia: c’è un solo genitore. Insomma, il problema è che in moltissimi casi l’iniziativa la dobbiamo prendere noi, perché la famiglia non si muove per prima».

E’ di pochi giorni fa il caso di una madre che ha picchiato l’insegnante della figlia...
«Casi del genere da noi non ne sono successi, ma lo posso immaginare. Diciamo che da noi non sono passati a vie di fatto, ma episodi di proteste, anche molto plateali, con qualche minaccia, ci sono stati».

Minacce?
«A volte minacciano di denunciarci, di presentare ricorsi in Provveditorato, ma poi non succede nulla. Anche perché noi stiamo sempre attenti ad essere inattaccabili sul piano formale».

E gli stranieri?
«Per la maggior parte sono cinesi e sudamericani. La cosa più difficile è tenere i rapporti con i cinesi: per una questione di lingua e perché si interessano poco ai problemi scolastici. I sudamericani invece tengono molto alla scuola e cercano di seguire i figli».

E allora veniamo ai ragazzi e al loro rapporto con la scuola.
«Anche questo non sempre è facile. Molti, come dicevo, vengono da situazioni familiari difficili. Noi non ci possiamo certo sostituire alla famiglia, ma spesso finiamo per diventare un po’ i loro confidenti. Poi, se ci sono problemi particolari, se serve un consiglio di un certo tipo, li mettiamo in contatto con lo psicologo dello “sportello” istituito proprio per questo scopo nella nostra scuola. Il vantaggio dello psicologo nei nostri confronti è che lui non è un “valutatore” come noi. Quindi con lui per i ragazzi è più facile aprirsi, raccontare».

Anche con gli studenti nessun problema di violenza?
«Che io ricordi no. Qualche minaccia, sicuramente. Qualche macchina rigata con un chiodo, anche se poi non possiamo essere certi che siano stati i ragazzi, ma niente di più. Io abito nel quartiere dove ha sede la scuola. Tutti sanno benissimo dove sto, ma non mi è mai successo niente».

E la droga?
«Dentro a scuola direi proprio di no. Però a volte, all’intervallo, qualche strano movimento vicino ai cancelli lo abbiamo visto e siamo intervenuti. Bisogna difendersi dallo spaccio fuori dalla scuola. Poi però non è che possiamo vigilare su ogni minuto della giornata dei nostri studenti...».

E finite per perderne per strada proprio per la droga...
«Succede. Capita anche che ci siano ragazzini di prima che, alla classica domanda su cosa vorranno fare da grandi, rispondono: “Voglio spacciare, così faccio un sacco di soldi”. E purtroppo spesso ci riescono».

di Giorgio Guaiti



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Fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com - 18/02/2009

Studente di 13 anni accoltella alla schiena in classe il professore

L'autore del gesto è stato denunciato dalla polizia per lesioni aggravate

Chioggia: studente di 13 anni accoltella alla schiena in classe il professore


L'insegnante di musica della «Silvio Pellico», Fabio Paggioro, 36 anni, è ricoverato in ospedale

CHIOGGIA (VENEZIA) - Ha rischiato la vita. Un alunno di 13 anni ha pugnalato a Chioggia il suo professore di musica in classe durante la lezione di musica, conficcandogli un coltello da cucina nella schiena. L'insegnante, Fabio Paggioro, 36 anni, di Adria, è ricoverato in ospedale, mentre lo studente è stato denunciato dalla polizia per lesioni aggravate. Secondo le prime indagini, sembra che il ragazzino, nell'ambito scolastico, avesse rapporti tesi con l'insegnante.

IL FATTO - Il gesto, improvviso e «premeditato» visto che il ragazzo si sarebbe portato il coltello da casa, è avvenuto lunedì pomeriggio nella scuola media «Silvio Pellico» di Chioggia. Tutto è successo durante la lezione individuale pomeridiana di violino. C'erano dunque solo loro due in classe quando alle 18 di lunedì il ragazzino ha improvvisamente sferrato il colpo alla schiena dell'insegnante. Il professor Paggioro è corso nell'aula a fianco, dove un suo collega stava tenendo una lezione individuale di pianoforte ad un'allieva, e si è fatto aiutare ad estrarre il coltello mentre veniva chiamata un'ambulanza. Subito dopo il ragazzino è corso via.

I PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI - «Una vicenda allucinante, che avvilisce moltissimo» è questo il commento della dirigente dell'Ufficio scolastico regionale del Veneto Carmela Palumbo. «In questo caso non c'entrano nè il bullismo, nè situazioni degradate, dato che si tratta di una scuola media a indirizzo musicale con un'offerta formativa particolarmente importante. Insomma il massimo che si può desiderare dalla scuola», afferma Carmela Palumbo, che ha inviato un ispettore per dare supporto a preside e professori sulle decisioni da prendere. «Un gesto impensabile e imprevedibile - dice dopo aver parlato a lungo con la preside -. In questo caso non c'è davvero nulla che la scuola non abbia fatto». Oggi si riuniranno il consiglio di classe e di istituto per decidere i provvedimenti disciplinari da prendere a carico del ragazzo, che nei casi gravi può arrivare alla sospensione per tutto l'anno con l'esclusione dall'esame finale, dato che il ragazzo frequenta la terza media.

CONDIZIONI DI SALUTE - Intanto migliorano le condizioni di saluter del professor Paggioro. Lo si apprende da fonti sanitarie dell'ospedale di Chioggia, dove l'insegnante è ricoverato in chirurgia. A titolo cautelare, dopo il ricovero lunedì sera, i medici si erano riservati la prognosi. Attualmente il docente è sottoposto ad un esame radiologico al torace per avere un quadro preciso della situazione, ma il colpo inferto con un coltello da cucina avrebbe provocato una ferita di pochi centimetri e non avrebbe leso alcun organo. Ai medici, Paggioro ha ribadito il desiderio di non essere disturbato: «voglio stare tranquillo» ha detto durante la visita.


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Fonte: www.corriere.it - 17/02/2009 

Studente aggredisce il figlio di una prof considerata severa

Firenze, studente aggredisce il figlio di una prof considerata severa: sospeso


Il 16enne ha picchiato e insultato il coetaneo per strada. Per punizione dovrà svolgere attività socialmente utili

FIRENZE - Colpito per strada con calci e pugni e insultato. Solo perché figlio di una prof giudicata "cattiva". Uno studente fiorentino di 16 anni se l'è presa con un suo quasi coetaneo (15 anni), figlio di una sua insegnante in un istituto superiore della provincia e sottolineando che le botte erano un messaggio per sua madre. Insieme a lui c'erano degli amici, che però non hanno partecipato all'aggressione. Il 15enne è stato trattenuto una notte in ospedale per accertamenti: ha un trauma cranico.

UN MESE DI SOSPENSIONE - Sul caso indagano i carabinieri, ma sono già arrivati i primi provvedimenti. Il 16enne è stato sospeso da scuola per un mese, durante il quale svolgerà attività socialmente utili, come l'impegno in una comunità di assistenza agli anziani o in un'associazione di volontariato, seguito dai professori. «Insieme ai servizi sociali decideremo quale tipo di impegno svolgerà - ha spiegato Valerio Vagnoli, dirigente dell'istituto -. I nostri insegnati lo seguiranno costantemente, perché questo tipo di sanzione, più che una punizione, vuol essere uno strumento di recupero e reinserimento. Compiti della scuola non sono solo insegnare ed educare, ma anche stare a fianco degli studenti più problematici e far sì che i loro sbagli non rimangano come marchi».

«NON È UN DELINQUENTE» - Vagnoli ha sottolineato che il ragazzo «non è un bullo, né un delinquente. È solo un ragazzo indisciplinato, che entra in ritardo a scuola e risponde male ai professori: temo che imiti i modelli della peggiore tv». L'aggressione è avvenuta dopo che era stato sospeso sei giorni per una serie di comportamenti scorretti segnalati da vari professori. «Credo che se la sia presa con il figlio dell'insegnate perché è una che esige il rispetto delle regole - ha aggiunto il dirigente -. Ma non è severa; fa parte anche del centro di ascolto per gli studenti più difficili». Descrivendo l'aggressione, Vagnoli ha detto che «sono stati due schiaffi e un calcio. C'erano anche altri ragazzi, che non hanno partecipato; anzi, alcuni hanno cercato di fermarlo». «Ho spiegato agli studenti l'accaduto - ha concluso -. Purtroppo i ragazzi problematici sono sempre di più».



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Fonte: www.corriere.it - 14/02/2009

Scherzo pesante a un docente. Punita intera classe

Scuola: cinque in condotta a intera classe

In Istituto tecnico di Pavia per scherzo a docente

Cinque in condotta a un intera classe. La decisione e' stata presa all'istituto tecnico Volta di Pavia. La punizione ha riguardato una classe colpevole di uno scherzo pesante ai danni di un docente. Una decisione che e' stata presa alla fine del primo quadrimestre. La direzione della scuola non ha voluto spiegare che tipo di scherzo sia stato fatto al professore, causando poi il voto di condotta ai ragazzi.






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Fonte: http://www.ansa.it - 25/01/2009

Il preside non può rimproverare il professore davanti agli studenti

Il preside non può rimproverare il professore davanti agli studenti


È lesivo dell'onore e del decoro del professionista, le lamentele da farsi in sede privata

ROMA. Il preside non può rimproverare il professore, mettendolo alla berlina davanti alla classe. Parola di Cassazione che ha confermato la condanna per ingiuria con tanto di risarcimento danni alla parte offesa nei confronti di Luigi B., il preside 62enne di una scuola di Massa che, entrando nella classe in cui insegnava il professor Paolo B. e vedendo «la particolare vivacità e l’elevata indisciplina» della scolaresca si era rivolto al docente dicendogli «lei è un incapace, lei è un incompetente». Ne era seguita la denuncia dell’insegnante che si era sentito offeso nell’onore e nel decoro. Da qui la condanna per ingiuria nei confronti del preside inflitta dal Tribunale di Massa nel giugno 2008. Contro la condanna il preside ha tentato senza successo il ricorso in Cassazione sostenendo, tra l’altro, di aver agito in questo modo a causa della particolare vivacità della classe già punita in passato anche da altri insegnanti. La quinta sezione penale (sentenza 2927) ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha evidenziato che «con adeguata e logica motivazione nella sentenza impugnata è spiegato che le espressioni rivolte dall’imputato alla persona offesa non riguardavano critiche legittime avanzate dal superiore gerarchico a uno specifico operato del dipendente, bensì la sfera personale di quest’ultimo di cui ledevano l’onore e il decoro, mettendone in dubbio la capacità e competenza di fronte a un’intera classe di alunni, nel mentre una legittima critica, con espressioni non offensive in se, poteva essere espressa nelle sedi a ciò deputate come nel corso di un consiglio di classe». Detto questo, piazza Cavour rimarca ancora che «in tema di ingiuria, affinché una doverosa critica da parte di un soggetto in posizione di superiorità gerarchica ad un errato o colpevole comportamento di un suo subordinato non sconfini nell’insulto a quest’ultimo, occorre che le espressioni usate individuino gli aspetti censurabili del comportamento stesso, chiariscano i connotati dell’errore, sottolineino l’eventuale trasgressione realizzata». Ma questa critica, avvertono gli “ermellini” non devono mai avvenire davanti alla scolaresca.




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Fonte: http://www.lastampa.it/ 22/01/2009

Minorenni imbrattano scuola elementare

Minorenni imbrattano scuola nel ferrarese


FERRARA - Un 12enne e un 13enne di Mezzogoro di Codigoro, nel ferrarese, sono stati denunciati alla procura dei minori. Di notte, si erano introdotti nella scuola elementare del paese e avevano imbrattato i muri con bombolette spray e coperto i pavimenti di detersivi e schiuma di estintori. Uscendo, però, avevano dimenticato qualche oggetto personale e i carabinieri li hanno rintracciati. Le famiglie si sono offerte di risarcire i danni, che ammontano a circa 5mila euro. (Agr)




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Fonte: www.instablog.org (AGR) - 04/01/2009

Genitori difendono i figli vandali a scuola

Spotorno: distruggono le medie, denunciati 5 minorenni

Scoperti dai carabinieri gli autori del raid vandalico alle scuole medie di via Verdi a Spotorno. Un atto teppistico che ha comportato un danno di almeno 30 mila euro. Si tratta di cinque minorenni, tra i 12 e i 15 anni, due milanesi e tre genovesi, in vacanza nella cittadina del ponente ligure, denunciati alla procura del Tribunale dei minorenni di Genova con l'accusa di danneggiamento aggravato. La notte scorsa sono entrati nel plesso scolastico distruggendo computer, fotocopiatrici, impianti hifi, quindi si sono divertiti a scaricare gli estintori rendendo inservibili scope elettriche e caloriferi, a ribaltare librerie e a imbratture i muri con frasi oscene. Sono stati alcuni abitanti della zona ad avvertire il 112 dopo aver udito urla provenire dalla scuola poco dopo la mezzanotte. I carabinieri hanno identificato i vandali grazie alle impronte delle scarpe lasciate sulla polvere degli estintori che combaciavano perfettamente con quelle che indossavano al momento del fermo. I militari hanno quindi avvertito i genitori increduli di quanto avevano fatto i figli accusando invece i carabinieri di aver sbagliato a fermali dopo il raid. r.c.


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Fonte: www.savonanews.it - 18/08/2008

Genitori difendono i figli vandali a scuola

SPOTORNO (SAVONA) - "I nostri figli sono dei vandali? No, sono degli angioletti. Non sono stati loro, vi state sbagliando. Gli autori di quello scempio dovete cercarli altrove". I genitori dei cinque baby teppisti identificati dai carabinieri quali autori del raid vandalico ai danni della scuola media di Spotorno se la prendono con i carabinieri di Spotorno. Per tre minorenni, uno di 14 anni e due di 15, è già scattata la denuncia alla procura dei minori di Genova per aver devastato nottetempo la scuola di via Verdi: sono stati distrutti computer, fotocopiatrici, stampanti, imbrattati muri e scaricati estintori. Segnalazione che però ha suscitato le ire dei familiari. "Non si devono accusare ingiustamente i nostri figli perché mai avrebbero potuto fare cose del genere. Ci avete chiamati nel cuore della notte senza motivo e questo non é assolutamente giusto", hanno detto. I carabinieri, attraverso il loro comandante di Compagnia Orlando Pilutti, ribattono invece di aver raccolto prove inequivocabili circa le loro responsabilità. "Intanto siamo amareggiati anche per il comportamento dei genitori, e non solo per quello dei loro figli - dice l'ufficiale dell'Arma -. In questa vicenda non abbiamo preso alcun abbaglio. Che siano stati loro non abbiamo infatti alcun dubbio. Abbiamo rilevato nella scuola le impronte delle scarpe lasciate sui pavimenti dopo che avevano svuotato gli estintori. Inoltre va ricordato che i cinque sono stati fermati nei pressi della scuola mentre fuggivano. Quindi abbiamo agito nella massima correttezza e legalita". "Curiosamente per i genitori dei ragazzi - conclude Orlando Pilutti - è stato più giusto prendersela con i miei carabinieri che con i figli per il loro comportamento. E questo sinceramente non l'abbiamo digerito, in considerazione anche del fatto che siamo preposti ai controlli diurni e notturni in città per garantire la sicurezza e l'ordine pubblico".


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Fonte: www.ansa.it - 19/08/2008

Ragazzini "annoiati" devastano una scuola

Ragazzini "annoiati" devastano una scuola

Sei ragazzini fra i 12 e i 15 anni sono stati denunciati dai carabinieri con l'accusa di aver devastato di notte una scuola materna a Sorbolo (Parma), utilizzando tra l'altro gli estintori custoditi all'interno dell'edificio. I danni ammontano ad oltre 15.000 euro.

L'identificazione dei minori (quattro ragazzi e due ragazze) é stata possibile grazie alle impronte rinvenute dagli investigatori ma anche perché, in occasione di un sopralluogo, i militari hanno trovato sul posto alcuni amici che erano andati ad "ammirare" il gesto dei loro coetanei, provocato forse dalla noia.

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Fonte: www.ansa.it - 09/08/2008

Muore d´infarto mentre sgrida gli ex alunni che lo tormentano

Da settimane continue molestie, insulti e angherie

Muore d´infarto mentre sgrida gli ex alunni che lo tormentano

Il mattino stesso era andato dai Carabinieri per segnalare tutti gli episodi


Giuseppe Cucinotta

Quasi ogni sera si presentavano puntualmente sotto il suo balcone urlandogli insulti e minacciandolo. Aldo Fantino, professore di musica alle medie di Sasso Marconi, pensionato dall´1 luglio che sperava di curare finalmente la sua passione per la Storia, era estenuato da quei ragazzini maleducati. E così ha deciso di scendere in strada per fronteggiarli. Ma dopo averne fermato uno, nel tentativo di portarlo dai Carabinieri, è crollato a terra, probabilmente per infarto, ed è morto poco dopo. Ora il minorenne D.C., 16 anni, è "avvisato" per omicidio preterintenzionale aggravato da motivi futili ed abietti, minacce, percosse ed omissione di soccorso. Altri quattro giovanissimi che erano con lui, sono indagati per violenza privata ed omissione di soccorso. Fantino, 64 anni, moglie e due figlie, residente in viale Nuovo, era bersagliato dalle continue angherie di quel gruppetto di ex studenti. Angherie che andavano avanti da mesi. Tanto che, venerdì, nella mattina del suo ultimo giorno di vita, ha presentato denuncia ai Carabinieri di Sasso. Denuncia contro ignoti, perché il professore non sapeva chi fossero quelli che lo infastidivano con schiamazzi sotto casa, insulti sui muri, frasi ingiuriose urlate in pubblico, anche vicino alla Gelateria dei Fiori, il citofono che non smetteva di suonare durante la notte, perfino mutande abbandonate sotto il portone. Vessazioni senza un motivo apparente, se non le normali incomprensioni che si possono creare in un rapporto fra insegnante e alunni. La sera di giovedì l´ultima provocazione, in tutto simile a quella che 24 ore dopo si concluderà con la morte del professore: secondo la denuncia, un gruppetto di ragazzi va sotto casa Fantino, comincia ad urlare insulti, con allusioni pesanti, e qualcuno sfida l´insegnante a scendere giù. Quando lui lo fa, tutti se la danno a gambe. Passa mezz´ora e siamo daccapo. Uno del gruppo torna a farsi sentire con i "soliti" insulti, conditi questa volta da una minaccia: «Scendi che ti ammazzo». Forse il professore sperava che con la sua denuncia del giorno dopo, le angherie sarebbero finalmente cessate. Ma così non è stato. Puntualmente i ragazzini si sono ripresentati verso le 11 di venerdì sera sotto il balcone di viale Nuovo. Sembra che fossero una decina. Fantino era sul balcone con la moglie Maria Carla, la figlia Laura ed il genero. Mangiavano un gelato e facevano quattro chiacchiere. Ai primi insulti, il professore ha perso la pazienza, e catapultandosi per le scale è finalmente riuscito ad afferrare uno dei ragazzini per la manica della maglietta. «Stavolta vieni con me dai carabinieri, chiamiamo i tuoi genitori» urla al giovane, mentre uno alla volta, preoccupati, arrivano anche la figlia, il genero, un cognato ed un vicino. Il minorenne si divincola, protesta perché, dice, «mi hai strappato la maglietta». Con lui anche una giovanissima amica, che prende le sue difese urlando «lasciatelo stare». Pochi attimi e il professore cambia atteggiamento. Forse si sente male. Smette di parlare, le braccia abbandonate lungo il corpo, si accascia sull´asfalto. Il ragazzo scappa inseguito dalla richiesta di aiuto di Laura, la figlia di Fantino. Il professore, colto probabilmente da infarto, respira ancora. E´ una donna che blocca l´auto per non investire il corpo, a soccorrerlo offrendo ai parenti il suo cellulare con cui chiamare il 118. Purtroppo la corsa all´ospedale Maggiore è inutile. L´uomo muore poco dopo.
I Carabinieri di Sasso Marconi ieri mattina hanno identificato D.C., il ragazzo protagonista degli ultimi minuti di vita di Fantino. Difeso dall´avvocato Alessandro Alberti è stato a lungo interrogato. E ha fatto il nome degli altri quattro amici, che erano con lui, tutti di età non superiore ai sedici anni: «Appena il professore è crollato a terra ci siamo spaventati e siamo scappati».
«Aldo stava benissimo – dice la moglie Maria Carla. – Aveva appena fatto gli esami di routine ed erano tutti negativi. Colesterolo, elettrocardiogramma, valori del sangue, tutto perfetto. Era sano come un pesce. Il medico gli aveva detto Aldo sei meglio di un ragazzino». Nella scuola Galileo Galilei in cui Fantino ha insegnato fino a giugno, tutti sono informati, ma, dice la moglie, «nessuno si è fatto vivo». Sgomento l´insegnante di Religione che piange al telefono: «La scuola è sconvolta e a me manca l´aria».




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Fonte: http://espresso.repubblica.it - 06/07/2008

Video con le mutandine della prof

E' accaduto all'Itis 'Montani' di Fermo durante un colloquio tra insegnanti e studenti. Il ragazzo ha poi fatto girare le immagini tra i suoi amici


Video con le mutandine della prof


Studente sospeso per 15 giorni. Il preside: "Provvedimento necessario. Non si è trattato di un fatto da sottovalutare"

FERMO - E' ancora attrazione fatale tra le mutandine di una prof e un intraprendente studente armato di telefonino. Il 'fattaccio' è accaduto all'Itis 'Montani' di Fermo. Il ragazzo con il telefonino è riuscito a realizzare un video delle gambe e degli indumenti intimi della professoressa, senza che questa si accorgesse di nulla. Poi ha compiuto l'errore fatale: inviare le immagini ai telefonini dei compagni. La bravata è costata allo studente 15 giorni di sospensione.

"I componenti del consiglio di classe si sono espressi chiaramente per la sospensione dello studente e l'hanno ritenuta necessaria. Evidentemente non si è trattato di un fatto da sottovalutare": sono le uniche parole con cui il preside dell'istituto, Luigi Cifani, ha commentato l'episodio, senza tuttavia entrare nel merito, ma confermando di fatto la notizia, riportata oggi da QN Il Resto del Carlino.

Il ragazzo ha realizzato il filmato indiscreto mentre la professoressa era a colloquio con un gruppo di studenti, orientando il cellulare sotto la gonna della donna. Ma qualcosa aveva insospettito l'insegnante: lo studente si era avvicinato troppo e lei lo aveva allontanato, senza tuttavia realizzare quanto stava effettivamente accadendo. La scoperta è arrivata dopo qualche giorno, quando le immagini hanno cominciato a circolare sui cellulari dei suoi allievi.

I genitori del ragazzo avrebbero già avuto un colloquio con il preside, lamentando peraltro la severità del provvedimento di sospensione. Per ora non ci sarebbero strascichi di natura giudiziaria nella vicenda, ma non è escluso che la professoressa inoltri una denuncia o che sia la procura ad agire d'iniziativa.

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Fonte: larepubblica.it - 29 aprile 2008
Link consultato il 29/04/2008: link           

''Sono indagato per un infortunio occorso a uno studente"

''Sono indagato per un infortunio occorso a uno studente"


Nella qualità di dirigente scolastico sono risultato indagato per un infortunio occorso a uno studente cinque mesi or sono.
In assenza di docente, (non era stato possibile assegnare un supplente), un allievo ha colpito un compagno causandogli una lesione permanente.
Il genitore ha denunciato la scuola per mancata vigilanza non avendo sostituito in docente assente durante la quarta ora di lezione.
Ho dovuto redigere una corposa memoria con numerosi allegati e recarmi il 25 marzo presso la polizia giudiziaria di via Villareale in Palermo per dimostrare di aver agito senza colpa grave o dolo.
Ho dimostrato con atti di aver delegato il vicario alle supplenze, di aver pubblicato tre circolari per regolare il problema, di aver chiesto la disponibilità per supplenze a pagamento, che mi è impossibile chiamare un supplente per assenze inferiori a 15 giorni, che la vigilanza della classe era stata affidata al collaboratore scolastico del piano, che gli allievi erano stati regolarmente assicurati.
Ma il poliziotto delegato alle indagini non riusciva a comprendere come mai non avessimo mandato un supplente in classe.
Gli ho allora dimostrato che il giorno dell’infortunio erano assenti 19 docenti e che disponevo solo di sei supplenti: uno con ora a disposizione per completamento cattedra, cinque con disponibilità a pagamento.
Finalmente, visto che la matematica non è un’opinione, è stato accertato che per i miracoli non siamo attrezzati e che oggi non è possibile assicurare le ore di lezione agli studenti.
Non so come andrà a finire questo processo, ma so solo che Ministri e sindacati non possono continuare a esonerare imboscati di tutti i tipi, senza prevederne la sostituzione.
Discutere di bullismo, quando sappiamo che gli allievi, in mancanza di docente, si lasciano andare ai comportamenti indisciplinati, è pura demagogia e i dirigenti non possono essere capri espiatori per ogni necessità.







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Fonte: www.aetnanet.org (Voci dalla scuola) - 30/03/2008

Insulta insegnante: Brianza, 17enne imbianca muri scuola

Insulta insegnante: Brianza, 17enne imbianca muri scuola


(AGI) - Milano, 29 dic. - Un insulto di troppo alla professoressa di inglese gli e’ costato due giorni di lavoro come imbianchino per pulire e ridipingere le pareti della scuola. Questa la ‘condanna’ inflitta a uno studente del terzo anno dell’Istituto Tecnico commerciale Vigano’ di Merate (Lecco) che nulla ha obiettato contro la punizione, cosi’ come nulla hanno avuto da ridire i genitori del 17enne residente nella cittadina brianzola. Finite le lezioni per le vacanze natalizie, ieri e giovedi’ il ragazzo si e’ armato di pennelli mettendosi all’opera dalle 10.00 del mattino fino alle 13.00, dopo aver raggiunto il plesso scolastico alle 8 e aver svolto i compiti di Natale in classe come ‘pena accessoria’. A vigilare c’era il preside in persona, Lorenzo Pelamatti, che “in via molto bonaria ho concesso all’intemperante ragazzino di avere la compagnia di un amico, compagno di classe, che, pero’, non ha potuto aiutarlo nel lavoro. L’episodio di maleducazione si era verificato prima delle vacanze: in risposta a un rimprovero dell’insegnante, lo studente l’aveva mandata a quel paese allontanandosi poi dall’aula. Non appena Pelamatti, in servizio presso il Vigano’ dal settembre scorso, ha appreso l’accaduto, ha riunito i rappresentanti di classe (insegnanti, alunni e genitori) e al termine di una ‘camera di consiglio’ durata un’oretta ha emesso la sentenza: dare la possibilita’ al giovane di scegliere fra la pulizia totale del giardino che circonda la scuola e imbiancare i muri sporchi per ripulirli da graffiti e scritte varie”. (AGI)
Red/Ven




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Fonte: www.agi.it - 29/12/2007

Maestra sospesa perchè vieta a un alunno di disegnare Gesù bambino

Maestra sospesa perchè vieta a un alunno di disegnare Gesù bambino

Ai cattolici della tolleranza zero vorrei pacatamente ricordare che Gesù ci ha invitato a perdonare 70 volte 7


Maestra sospesa perché vieta a un alunno di disegnare Gesù bambino

di Alberto Giannino

Una maestra di disegno della IV C della Scuola elementare "Villani" di Firenze è stata sospesa dal direttore generale scolastico della Toscana, Cesare Angotti, perché avrebbe vietato a un bambino di 9 anni di disegnare Gesù Bambino. Il bambino va a casa, racconta ai genitori l'accaduto e la madre chiede spiegazioni alla maestra la quale risponde inalberata che "il Natale non si può associare a Gesù Bambino e che per le insegnanti nella scuola c'è la regola che non bisogna trattare temi religiosi". Il papà scrive subito una lettera di protesta e di indignazione a Il Giornale che la pubblica regolarmente. Da qui ha inizio la triste vicenda che porterà alla sospensione dall'insegnamento della maestra e a una visita ispettiva. Il direttore generale scolastico della Toscana, Cesare Angotti, spiega le ragioni del provvedimento "adottato non perché ci sia stata una discriminazione o per connotazioni religiose, ma per il contrasto del comportamento della maestra con la funzione docente e con la finalità educativa della scuola, avendo limitato la creatività espressiva dell'alunno". "Ritengo - spiega Cesare Angotti - che la vicenda non abbia prospettazioni religiose. Si sta cercando di accertare perché non sia stato consentito di fare un disegno su Gesù. Ma il fatto di per sé è di particolare gravità perché si è limitata la creatività espressiva dell'alunno e questo è oltremodo negativo in quanto contrasta con la funzione docente e con quella educativa che è propria della scuola, inoltre va a incidere anche sul rapporto scuola famiglia. Questo episodio - aggiunge - come altri accaduti in più parti di Italia, paiono ispirati da un malinteso senso del principio di laicità dello Stato. Principio che di per sé non si discute, ma che però non deve tramutarsi in un generico laicismo. In particolare, negli ambienti educativi la presenza di simboli religiosi non ha significato discriminatorio, perché questi simboli sono riconosciuti come valori che rilevano civilmente". Fin qui Angotti che in sostanza asserisce di aver adottato la linea dura non per motivi religiosi, ma per motivi didattici. Ora la maestra è a casa, sospesa dall'insegnamento e in attesa di provvedimenti disciplinari da parte dei due Ispettori. Come cattolico (voglio stupire alcuni cattolici sepolcri imbiancati) sono vicino alla maestra. Certo, ha sbagliato. Tutti ne siamo consapevoli. Ma non intendiamo applicare la legge del taglione tipica dei fanatismi religiosi. Da qui a sospenderla ce ne corre, dottor Angotti! La maestra di disegno di Firenze non è una porno professoressa, non ha abusato sessualmente dei bambini, non compare nuda su internet la notte e la mattina la troviamo sulla cattedra, non è una maestra incapace di insegnare, non è una maestra che ha punito gli alunni tagliandogli la lingua o mettendo lo scoch sulla bocca (tutti episodi realmente accaduti nella scuola italiana). E' una maestra che sicuramente ha sbagliato, ma la sanzione erogata da Angotti è esagerata, è fuori luogo, è sproporzionata. Troppo zelo e troppa durezza dottor Angotti rispetto a una vicenda che si poteva chiudere con un richiamo scritto all'insegnante. Ma, evidentemente, Angotti vuole essere più realista del re. Sospende dall'incarico una maestra senza tenere conto delle ripercussioni che avrà il suo gesto. Non si rende conto che nella scuola sono altri i problemi. L'opinione pubblica potrebbe chiedersi se per caso, Cesare Angotti, con il suo provvedimento "speciale" sia alla ricerca di pubblicità, di fama e di gloria, o se deve restituire gratitudine a qualche potente di turno? Ipotesi che non vorremmo diventassero realtà. Ai cattolici della tolleranza zero vorrei pacatamente ricordare che Gesù ci ha invitato a perdonare 70 volte 7. Ma sui siti web cattolici presenti in Internet e su Avvenire non ho trovato una riga sul concetto di perdono: solo accanimento, solo livore, solo integralismo. Se fosse per loro questa maestra potrebbe essere tranquillamente buttata in mezzo alla strada. E poi costoro hanno il coraggio di citare il Vangelo! Ma se non conoscono la pietà, la misericordia e la carità come possono dirsi cattolici? Sono indignato per il fatto che una maestra sia barricata in casa, sola, disperata e depressa. Sono indignato per il provvedimento iniquo, ingiusto e durissimo preso dal direttore generale scolastico della Toscana Cesare Angotti. Il ministro cattolico Giuseppe Fioroni intervenga subito e rimuova Cesare Angotti dal suo incarico perchè ha dimostrato di non essere all'altezza del compito di direttore generale adottando misure drastiche che colpiscono la dignità della persona umana. Infatti, non è con l' intimidazione, non è con le misure speciali tipiche dei regimi forti, e non è con la paura e la violenza che si governa la scuola. Bisogna favorire il dialogo, la tolleranza, e il rispetto fra tutte le culture presenti in essa. Ma nella vicenda di Firenze vediamo solo un uomo che ha potere di vita e di morte sui docenti (Angotti) e un'insegnante trattata peggio di una mafiosa. Lo stesso padre del bambino, l'avvocato Walter Vecchi, si è detto dispiaciuto della piega che ha preso la vicenda auspicando che la maestra ritorni al suo posto. Noi consideriamo l'episodio da deprecare e da sanzionare. Siamo quindi per un richiamo scritto, ma la sospensione no. Non l'avete data ai maestri pedofili, non l'avete data alle porno professoresse, non l'avete data ai professori strani e pazzi, non si capisce perchè il direttore generale della Toscana, Cesare Angotti, debba essere inflessibile e fare il giustiziere della notte in una scuola elementare di Firenze nei confronti di una povera maestra di disegno.




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Fonte: da IMGPress (ripresa da www.edscuola.it) - 16/12/07

Insegnanti aggrediti nei corridoi

Insegnanti aggrediti nei corridoi

Il bullismo. Violenza quotidiana nelle scuole medie di frontiera, una prof della Masseria Cardane: «Banchi, sedie, zaini, vola di tutto»


Luca Saulino

Napoli. Le regole prima di tutto. Nelle scuole di frontiera quella che mia volta si chiamava "educazione civica" non è una vera e propria materia. Piuttosto si tratta di far rispettare le norme necessarie sia per la convivenza tra i ragazzi, sia per una crescita dell'individuo. Si parte dall'ora di educazione fisica. Per fare ginnastica o allenarsi in una partita di basket o pallavolo l'alunno dovrebbe indossare tuta e scarpette. Il condizionale è d'obbligo perché spesso accade che gli studenti pretendano di entrare in palestra privi della tenuta richiesta.
Alla Media "Carlo Levi" di Scampia una docente ha vietato ad un allievo di praticare l'attività sportiva in mancanza dell'abbigliamento adatto. Lui non ci ha pensato su due volte e ha scatenato la sua rabbia contro la porta di un'aula tirandola fuori dai cardini. Alle piccole e grandi espressioni di bullismo è, dunque, dedicata la seconda puntata del viaggio del "Roma" negli istituti in trincea. Un fenomeno, quello della prevaricazione tra gli adolescenti, che si consuma capillarmente su tutto il territorio napoletano, ma che nei plessi di periferia sembra raggiungere la sua apoteosi. La violenza minorile tra i banchi esplode periodicamente anche per futili motivi: una parola o uno sguardo di troppo, uno sgarro al compagno che vanta legami con la malavita, un "no" detto da un soggetto più timido al baby-guappo.
Alla "Giuseppe Moscati", il plesso che sorge nel cuore della Masseria Cardone - racconta una docente che preferisce restare anonima - «puntualmente vola di tutto, dai banchi alle sedie passando per gli zaini ed altri oggetti personali». La regola è un peso da schivare ogni giorno per quei ragazzi che passano intere sere a scorazzare sui motorini, anche in tre e senza casco, che salgono sugli autobus senza obliterare il biglietto, perché nella scuola come nell'ambiente esterno «la comandiamo noi».
Il diktat dei bulli può sfociare in offese verbali alle insegnanti. R.R. viene da Giugliano e insegna matematica in una Media di Miano: «Una volta rimproverai un ragazzino che s'intratteneva nel corridoio, mi diede mio spintone e mi rispose "Ma tu che vuò?"». Violare la regola all'ombra delle Vele significa anche andare a scuola senza nemmeno penna e quaderni. Povertà? Macché. Quegli stessi ragazzi hanno l'ultimo cellulare uscito sul mercato, l'Ipod e indossano capi griffati.
Nella Masseria Cardone il bullismo assume anche mi volto femminile. Lungo il marciapiede che guarda verso le caserme, tra l'istituto professionale e la "Moscati" - rivela mia prof - «ci sono ragazzine appartenenti anche alla lontana a famiglie camorristiche che si fanno portare la cartella dai compagni. Loro non si tirano indietro perché sanno che quella famiglia potrebbe tornare utile per qualsiasi cosa nel quartiere».
A Secondigliano un gruppetto di ragazzini delle Medie invece si era inventata una forma di mini-racket da attuare davanti alle scuole. Ci hanno provato con successo, si fa per dire, davanti alla "Pascoli" e alla "Lucrezio Caro".
Una volta usciti dai rispettivi istituti, che si trovano sparsi nella periferia nord, si precipitavano ad attendere i "colleghi" per imporre un "pizzo" di pochi spiccioli. Il fenomeno da diverse settimane sembra però rientrato.




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Fonte: Roma - 12/12/2007 Pag. 5

Professore molestato dai bulli ottiene la scorta

Professore molestato dai bulli ottiene la scorta

Il professore in classe con la guardia del corpo


Tormentato dai bulli, ottiene un collega «di sostegno»

Maurizio Vezzaro

IMPERIA. Provateci voi a entrare in classe e ad essere accolti da una raffica di sputi. A beccarvi un lancio di bottigliette d’acqua minerale mentre spiegate la lezione. A ritrovarvi sulla cattedra un crocefisso con gambe e braccia spezzate magari accompagnato da una scritta del tipo «Ti faremo fare la stessa fine». Provateci voi a fare il professore in queste condizioni, quando nei corridoi ti rincorrono urlandoti dietro «T’ammazzo, t’ammazzo» o quando ti affrontano a muso duro strappandoti di mano il registro.

«Voglio i danni»
Ecco, il professor B. ci ha provato. Ha subito di tutto, come nel peggiore tra i peggiori video sui bulli finiti su «YouTube». Ha cercato di resistere fino a quando non ce l’ha fatta più. Allora ha denunciato soprusi e violenze ai carabinieri di Imperia e ha incaricato il suo avvocato di citare per danni il ministero della Pubblica istruzione: nonostante le segnalazioni ai vertici scolastici, nonostante i continui e allarmanti rapporti, nessuno ha preso provvedimento, magari sospendendo gli allievi più esagitati. Anzi no, un provvedimento è stato preso: il professor B., docente in difficoltà, ha un insegnante di sostegno. Un collega-body guard che gli dà una mano a portare avanti le lezioni, cercando di impedire che qualche studente dia in escandescenza.

«Te la faremo pagare»
Succede tutto nella seconda Elettricisti della scuola professionale Pastore di Imperia, dove i corsi sono finanziati dalla Regione e dove insegna, «prestato» dall’Istituto statale Ipsia, l’ingegnere D. B.. E succede tutto perché il prof. B. è ancora uno di quelli che crede nella disciplina e che non evita di ricorrere a note sul registro e lettere di richiamo ai familiari. Lui ci tiene al proprio lavoro di educatore e lo fa con passione.
L’elenco dei soprusi subiti dal docente è un autentico decalogo del bullismo, ma forse definire quello che è successo come «bullismo» è riduttivo. Angherie, intimidazioni, vere minacce. B. è stato costretto a ricorrere allo psicologo per cercare di superare i traumi: lo hanno chiamato più volte al cellulare dicendogli «So dove abiti, te la farò pagare», hanno imbrattato con vernice nera i muri, il portone e il citofono della sua abitazione alla periferia di Imperia, se la sono presa con il suo scooter, sfregiato a colpi di coltello. Ora però il professor B. entra in classe con un tutor-pretoriano, un angelo custode con il compito di badare alla sua incolumità.

«La crisi è generale»
Lui, B., è un concentrato di amarezza e sconforto. E’ a pezzi. Ha chiesto e ottenuto il trasferimento. A chi gli chiede un commento, lui risponde così, razionalizzando con fare distaccato: «Ciò che sta capitando in questi giorni in una classe problematica, nata con i finanziamenti della Regione per il recupero dei ragazzi difficili, è solo la punta di un iceberg», dice. «In realtà è la scuola a essere in crisi: gli istituti sono in balia di ragazzi che, non venendo mai puniti per il loro comportamento, travalicano ogni limite, si sentono invincibili e minacciano tutti, professori compresi». E continua «I ragazzi - certo non tutti, ma una buona parte sì - ormai non vanno più a scuola per studiare e imparare un mestiere, ma per avere un titolo di studio qualsiasi ottenuto attraverso una sorta di sei “politico”. Se la sufficienza significasse sapere nulla, a loro starebbe bene. Il loro obiettivo è essere promossi senza far niente».
Brutti episodi. Capita dovunque, capita anche nelle scuole di Imperia, dove episodi di «malascuola» non sono certo mancati. Nella categoria sabotaggio, ecco gli estintori dello Scientifico Vieusseux svuotati per rendere inagibili le aule e saltare i compiti in classe. Poi c’è il capitolo dell’oltraggio, protagonisti alcuni studenti dell’Istituto per geometri che hanno offeso il carabiniere di quartiere mentre passava sotto la finestra di una classe. Infine il capitolo pestaggi, con le due ragazze che si menano per un coetaneo a beneficio dei telefonini e quindi di «YouTube». Mai, però, si era arrivati alla denuncia penale da parte di un docente.




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Fonte: www.lastampa.it - 12/12/2007

Sferra un pugno al professore che lo aveva rimproverato

Chivasso, sferra un pugno al professore che lo aveva rimproverato Di Van Anh Phan Lunedì 8 aprile un professore della succursale chiv...